Thegiornalisti @ Assago Forum, Milano

Avete mai notato che in alcuni casi la qualità del lavoro di un artista è inversamente proporzionale al successo che riscuote? Non c’è nulla di oggettivo in tutto questo: semplicemente, per il solo fatto di avere un pubblico più ampio, si può passare dall’essere artisti emergenti ad artisti commerciali in un nanosecondo. Questo trade-off mi è stato chiaro grazie alle reazioni delle persone nel sapere che sarei andata ad ascoltare i Thegiornalisti al Forum di Assago. Da una parte c’ero io, con il fervore che solo l’idea di un concerto sa dare, e dall’altra il mio interlocutore, che, almeno nella metà dei casi, prima rimaneva un po’ interdetto (“Seriamente hai deciso di spendere i tuoi soldi così?”) e poi si lasciava andare ad un sorriso (“Contenta tu”).

Caterina Cinquesanti

Joan Thiele @ Chiostro Diocesano, Milano

Milano, 22 settembre. Nel piccolo Chiostro Diocesano di Corso Ticinese è tutto già allestito: nel giardino semivuoto c’è un piccolissimo palco di legno e qualche lampada da terra vintage, casse, cavi e apparecchiature elettroniche che aspettano solo di essere accese. Qualcuno si è già seduto sull’erba con il proprio cocktail, altri circondano da lontano il patio in attesa dell’arrivo di Joan Thiele.

Tommaso Tagliabue

Lo Stato Sociale – Un bel concerto da mitomani @ Mediolanum Forum Assago (MI)

Siete il più grande “si può fare” della nostra vita

Non credo di aver mai ballato così tanto ad un concerto. È stato strano, ma era una reazione inconsapevole del cervello e del corpo alla musica che sentivo. Il concetto di “stare fermi” non era contemplato.

Mettete insieme cinque ragazzi di Bologna, fate in modo che non abbiano nessun vincolo musicale, e lasciate che trasformino il Forum in una enorme festa.

È questo il riassunto di quello che è Lo Stato Sociale: si definiscono collettivo, fanno un tipo di musica che in Italia nessuno fa, o forse nessuno ha il coraggio di fare. È qualcosa di mainstream, ma che nasce dal basso, dal fatto che l’unico modo per farti conoscere, grazie a Dio, rimane ancora quello di salire su un furgone e andare in giro per l’Italia per quattro anni a suonare in qualsiasi posto, tirando su più o meno 400 date. Dimenticate i passaggi in radio (pochi), dimenticate le interviste su qualsiasi tipo di giornale/TV, i contratti con grosse major o enormi sponsor. Sabato sera non c’era niente di tutto questo: solo loro, la musica e 9000 persone.

Daniele Rosas

Le luci della centrale elettrica @ Alcatraz, Milano

Partiamo da un piccolo presupposto: la musica non cambia il mondo, o perlomeno non la musica indipendente italiana, ma in qualche modo cerca di farti capire da che parte stare e come affrontare la realtà che ti circonda. La musica ha un senso se quando hai finito di ascoltare una canzone ti fermi un attimo e cerchi di capire quale sia il messaggio racchiuso nelle parole di chi l’ha scritta.
Ho scoperto Vasco Brondi pochi mesi fa, la prima canzone che ho ascoltato è stata Cara catastrofe.

Daniele Rosas

ALBUM REVIEW: Le luci della centrale elettrica – Terra

Terra è un disco etnico, ma di un’etnia immaginaria, o per meglio dire ‘nuova’, che è quella italiana di adesso. Dove stanno assieme la musica balcanica e i tamburi africani, le melodie arabe e quelle popolari italiane, le distorsioni e i canti religiosi, storie di fughe e di ritorni

Terra, quarto lavoro in studio per Vasco Brondi, alias Le luci della centrale elettrica, uscito il 03 marzo. È un disco che per certi versi si distacca da tutta la sua produzione precedente; lo avevamo conosciuto nel 2008 con il suo primo lavoro, Canzoni da spiaggia deturpata, come portatore di un modo completamente diverso di cantare e di concepire la musica e il suono. Da quel momento i pareri su di lui sono sempre stati di poli diametralmente opposti: o lo si ama e si vede in lui una sorta di poeta contemporaneo, o lo si odia, non avendo forse la voglia di prendere in mano i suoi testi e capire cosa veramente si nasconda dietro le parole. Questa recensione pende in modo abbastanza netto da una parte, perché è chiara e tangibile la crescita di Vasco, che dalle prime canzoni dedicate alla sua Ferrara abbraccia ora tutto il mondo, trattando temi di pesante attualità.

È ambientato tra l’Adriatico e un’isola vulcanica, tra studi di registrazione seminterrati e paesi disabitati in alta montagna, tra la Pianura Padana, il Nord Africa e l’America

Daniele Rosas